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Carta aperta al Presidente Santos

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Bogotá, 16 Novembre 2017

Egregio Signor Juan Manuel Santos Calderon

Presidente della Repubblica - Palazzo Nariño, Bogotá

Signor Presidente:
Le invio un saluto patriottico accompagnato dalla speranza che il sogno meraviglioso della pace per il nostro paese possa finalmente realizzarsi e diffondersi in tutta la Colombia.

Comincerò citando le sue parole, lo scorso 14 novembre. Prima del suo veemente appello al Congresso della Repubblica, ha detto una cosa assolutamente vera: “Velare sulla pace, costruire la pace, consolidare la pace è la miglior eredità che possiamo lasciare ai nostri figli e alle future generazioni”. In questo siamo pienamente d’accordo.

E potrei perfino dirle che anche queste parole ci impressionarono. “Come ho detto a Timochenko la prima volta che l’ho visto: probabilmente non sarò mai d’accordo con il tuo modo di pensare pero - se abbandonano le armi e si compromettono con la verità e le vittime - mi farei ammazzare perché possiate esprimere le vostre opinioni liberamente negli spazi della democrazia”.

Non le chiederemo di offrire la sua vita come garanzia del rispetto di quanto accordato all’Avana e firmato a Bogota, non è questo, signor Presidente. Però sì vogliamo chiedere di ascoltare i nostri campanelli d’allarme per quel che rappresentano la sentenza della Corte Costituzionale e quanto approvato nella notte del 15 novembre dal Senato della Repubblica.

Più che preoccupazioni, i membri del nuovo partito entrato nella vita politica come conseguenza dell’adempimento di quanto accordato all’Avana, sono allarmati al massimo non solo per l’inadempimento da parte dello Stato in molteplici questioni accordate, ma soprattutto per la temerarietà con cui diverse istituzioni agiscono in contraddizione aperta con l’Accordo Finale, fino al punto di modificarlo in aspetti sostanziali.

Prova di ciò sono la recente sentenza della Corte Costituzionale e la votazione effettuata al Senato lo scorso 15 novembre, che dimostrano una volontà palese di imporre i loro criteri, in una sorta di rinegoziazione estemporanea e unilaterale di quello che tanto sforzo ci è costato concordare in cinque anni di intensi dibattiti al Tavolo dei Negoziati.

Più che protestare apertamente in una lettera, ci interessa urgentemente parlare con lei, signor Presidente, personalmente, quanto prima, per affrontare i temi che tanto profondamente stanno condizionando noi e il consolidamento efficace della pace nel paese. Qualcuno diceva che il cinquanta per cento di quello che si farà nel Tavolo di Quito, sarà il compimento di quanto accordato con le FARC da parte dello Stato colombiano. Non credo sia un’affermazione tanto sbagliata.

Mi permetto per questo di chiederle, in modo rispettoso ma franco, una riunione urgente che ci consenta di trovare la formula per difendere, costruire e consolidare la pace che con tante difficoltà abbiamo firmato negli Accordi dell’Avana.
Venti di bufera soffiano sul processo di pace colombiano e riteniamo urgente trovare loro uscite ragionevoli.

Inutile dirle che sono a completa disposizione per viaggiare dove ritenga più opportuno.
Cordialmente,
Rodrigo Londoño Echeverry
Presidente della Forza Alternativa Rivoluzionaria del Popolo

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