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Saluto di Timoleón Jiménez

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Motivi di salute ben noti mi obbligano a rimanere nella città dell’Avana, dove l’amabile ospitalità del governo dell’isola di Cuba, mi offre il trattamento e le terapie per garantire il mio rapido recupero. Per questo mi è impossibile partecipare a questo evento.

Che sia, allora, questa l’occasione per fare alcune riflessioni. Prima di tutto va il mio ringraziamento al meccanismo tripartitico per il suo responsabile ed efficace lavoro. Nonostante piccoli inconvenienti, la serietà delle due parti coinvolte nel conflitto, ha consentito il raggiungimento dell’accordo di fine conflitti. E in questo, il meccanismo suddetto, ha giocato un ruolo determinante.

Non si possono diffondere dubbi sulla forma in cui le FARC hanno mantenuto la parola data. Le nostre unità si sono trasferite alle Zone Transitorie nonostante i ritardi del governo nazionale nel creare le condizioni accordate. Abbondantemente passata la data per la loro ottimizzazione, molte di loro sono ancora in condizioni precarie. Il processo di abbandono delle armi si è svolto in buonafede, così come il resoconto sulla nostra economia di guerra.

Siamo un partito politico che comincia ad agire nella legalità, senza altra arma che la nostra voce. A breve comincerà la nuova Missione della ONU, il cui obiettivo principale sarà la garanzia degli obblighi dello Stato colombiano nei nostri confronti. Temo che questa Missione, al contrario di quel che oggi si prevede, dovrà svolgere un lavoro intenso.

Sono ancora centinaia i nostri prigionieri, nonostante le leggi ed i decreti di amnistia e libertà. Le garanzie per la vita e l’esercizio della protesta sociale e politica, previste rigorosamente dall’Accordo Finale, stridono con l’aumento di omicidi di dirigenti sociali e popolari, e di nostri militanti in fase di reinserimento alla vita civile. La ESMAD continua a reprimere i cittadini.

Aumentano le manifestazioni contadine contro la soppressione ufficiale delle loro coltivazioni, chiaramente in violazione di quanto pattato all’Avana in materia e di quanto pattato tra funzionari ufficiali e comunità. Il Governo Nazionale ignora apertamente il ruolo della popolazione nei Piani di Sviluppo con Approccio Territoriale. La riforma politica naviga tra gravi ostilità e manovre sporche che minacciano di affogarla.

Meccanismi creati per la promulgazione delle riforme legislative necessarie all’implementazione sono stati oggetto di serie mutilazioni istituzionali. Il Fiscale Generale della Nazione si impegna a porre ogni sorta di ostacolo davanti alla creazione della Giurisdizione Speciale per la Pace, così come dell’Unità Speciale che si dovrà occupare delle indagini giudiziarie sul paramilitarismo e i suoi vincoli.

Diverse misure ufficiali puntano a disarticolare e rompere la nostra unità negli Spazi Territoriali di Educazione e Reinserimento. Ci parlano dell’imminente ritiro di cibo e dei servizi basici dagli Spazi, compresi i tutori incaricati dell’educazione. Si nega il via libera ai progetti produttivi che garantiranno la sussistenza dei nostri così come la consegna delle terre in cui questi progetti dovrebbero svilupparsi.

Contro di noi è in atto una vera campagna di odio e diffamazione. La sognata riconciliazione va alla deriva a causa della spinta di quanti insistono a negarci uno spazio in Colombia. E’ come se non si fossero accordati la fine del conflitto armato e la costruzione di una pace stabile e duratura.

Vorrei pertanto lanciare un grido d’allarme. I colombiani e la comunità internazionale non possono permettere che la pace venga strappata di mano alla nostra patria. Abbiamo percorso un tratto di strada importante, i nemici di un paese diverso non possono trionfare.

Bogota, 22 settembre 2017

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