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Whitaker, le FARC e la lotta alla droga

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Al di là del fatto che le dichiarazioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti, Kevin Whitaker, siano da considerare un’ingerenza dal punto di vista diplomatico e politico, siamo costretti a fare questa dichiarazione per chiarire all’opinione pubblica una serie di affermazioni equivoche che confondono e creano ostacoli al positivo sviluppo del processo di pace in Colombia.

Cominciamo precisando che gli Stati Uniti conoscono perfettamente gli impegni sottoscritti dal Governo Colombiano e dalle FARC all’Avana, visto che un loro Inviato Speciale è stato presente ai negoziati in maniera costante, pertanto non è ammissibile che ci vengano attribuiti inadempimenti di questioni non contemplate nel Punto 4 dell’Accordo di Pace.

L’adempimento di impegni da parte delle FARC è stato pubblico e noto e dove sono state espresse osservazioni e dubbi, abbiamo sempre dato massima disponibilità per chiarirli e dare risposte soddisfacenti.

Nei termini convenuti dalle parti, il tema delle droghe di uso illecito è un problema di carattere globale ed integrale che impegna l’intera comunità internazionale. Pertanto deve essere affrontato da questa prospettiva.

In Colombia la lotta alla produzione di narcotici richiede affrontare la povertà e l’esclusione socioeconomica delle comunità rurali spinte dalla miseria a pratiche di economia illegale. Questa grande conclusione raggiunta con i negoziati dell’Avana, non deve essere ignorata e, in questo senso, invece di minacciare o ricattare la Colombia con la de-certificazione, gli Stati Uniti dovrebbero mostrare risultati nella persecuzione di chi ricicla denaro - l’anima del narcotraffico - frenare il flusso verso la periferia povera dei precursori chimici, aiutare la Colombia con risorse per formalizzare, distribuire e titolare le terre ai contadini, garantendo il finanziamento dei piani alternativi e consensuali di sostituzione con le comunità rurali. Si richiede appoggio con fatti e non la retorica della fallimentare politica della guerra alla droga.

La soggettività dell’ambasciatore non può continuare a confondere i contadini poveri di Tumaco con la FARC, né inventare che stiamo incentivando la coltivazione. Con menzogne non si può fare politica o influire nel continente.

Se l’ambasciata degli Stati Uniti vuole aiutare a consolidare la pace, non può rimanere nel passato con un discorso senza fondamento che qualifica le FARC - solo per ragioni politiche - come organizzazione terrorista internazionale.
E’ ora di rinnovare il discorso di fronte ad una organizzazione che ha rispettato in pieno quanto accordato nell’accordo di pace firmato un anno fa e che mantiene una attiva interlocuzione con le Nazioni Unite, l’Unione Europea, il Vaticano e altri organismi della comunità internazionale.

Non è ridondante ricordare che l’essenza del nuovo accordo in materia di droghe, è la sostituzione consensuale come base di soluzione sia ai problemi socio-economici della popolazione interessata che ai problemi socio ambientali conseguenti che si sono aggravati con l’irrigazione di un veleno letale come il glifosfato che, finalmente, è stato proibito dalla Francia. Tutto ciò deve essere totalmente collegato al buon sviluppo della Riforma Rurale Integrale, e di conseguenza dell’implementazione dei PDET, dei Piani di Sviluppo con Approccio Territoriale, che devono applicarsi in tutti i territori dove siano presenti coltivazioni illecite, perché il processo non può ridursi al palliativo d’emergenza rappresentato dai Piani di Azione Immediata, PAI.

Che il governo dica quale parte dell’accordo non abbiamo rispettato, visto che l’ambasciatore scarica sul Governo colombiano la responsabilità di aver detto questo. Quante riunioni con i contadini abbiamo svolto assieme al Governo? Con lo stesso Presidente siamo stati nelle zone cocalere invitando le comunità a praticare la sostituzione.

Come vuole il governo che si pongano in moto i programmi di sostituzione senza approvare la legge che contempla un trattamento alternativo per i coltivatori di coca, legge definita per facilitare il legame ai programmi senza sanzioni penali.

Per bilanciare i programmi e piani del caso dobbiamo tenere in conto che anche se i risultati dipendono dal tempo e dalla concertazione con le comunità produttrici, lo Stato deve mostrare maggior efficienza e impegno nello spirito dell’accordo. Non conviene per nulla cedere alle pressioni dando via libera allo sradicamento forzoso e alla distruzione di misere risorse che aumentano i conflitti socio-territoriali.

Affermazioni come quelle dell’ambasciatore Whitaker meritano il nostro rifiuto, le consideriamo tendenziose e con chiari propositi di riposizionare la fallimentare politica di interdizione e irrigazione aerea. Avvertiamo anche in queste dichiarazioni l’intenzione di argomentare una presunta violazione dell’accordo da parte nostra per collocarci al di fuori della legge e fare indebita pressione per operare al di fuori di quanto accordato. In questo campo sono evidenti le coincidenze tra il lavoro del Pubblico Ministero e quello dell’Ambasciata degli Stati Uniti, attraverso le storie sulle liste, dissidenze, violazioni e diserzioni, come se la regolamentazione di tutto questo non fosse disegnata e prevista nell’Accordo Finale e nella Giurisdizione Speciale per la Pace.

La pretesa dell’Ambasciata degli Stati Uniti e il Pubblico Ministero di metterci fuori dell’Accordo, chiedere azione penale e abilitare condizioni per l’estradizione, rappresenta un obiettivo pieno di perfidie che non riconosce il nostro rigido rispetto di tutto quello che è stato concordato. E’ evidente, inoltre, il proposito di porre ostacoli al processo di reinserimento e condizionare l’alternativa politica che oggi rappresentiamo di fronte ai grandi problemi del paese.    

Consiglio Politico Nazionale FARC

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